mercoledì 8 novembre 2017

A MARIO : 7 novembre 2017 - poesia


7 novembre 2017
 Oggi per i miei occhi inizia un altro anno.
 Non dovrei temere e pensare che
 non invecchieranno mai
 perché oggi ho il cuore più tenero
 che forse  frena lo scorrere del tempo.
 
 Il tuo percorso invece da poco si è fermato e
 di anno in anno non si arricchirà più
 di sentieri terreni.
 
 Ora la luce guida i tuoi sensi,
 celestiali suoni  riempiono di candore la tua anima
 interrompendo silenzi sospesi.
 
 Non più affanni accanto a mamma e papà,
 non più paure, ma neanche canti d’addio.
 
 Segui i semi dell'amore per Fuscaldo che hai seminato
 e raccogli anno dopo anno i frutti
 lasciando preziose lezioni a chi ti ama.
 
 Fammi gli auguri Mario, e allevia
 per quanto puoi il tormento
 che  affligge.
 
 Caranas


mercoledì 20 aprile 2016

Ora

Ora
Il tempo scorre veloce, questo maledetto vecchio demente non ricorda e fa l’unica cosa che sa fare: passa.
Ed ora , quando la soglia dei cinquanta l’hai superata da un pezzo, tutto ruota attorno ad esso, sempre uguale, identico; che poi, gira e rigira è lento anche quando va veloce, ma sempre uguale nella sua monotonia che si scioglie nell’abitudine.
Ora provo a farlo scorrere velocemente all’indietro, vediamo che film ne esce.
Che c’è stasera in tv?, cazzo, mi sono sporcato la camicia, mi togli questa macchia? Oggi Uccia la prendi tu? A che ora torni? Mi porti due pacchetti di Marlboro rosse? Le bollette, bisogna andare in posta. Stasera viene Enzo; e poi i ricordi mentre aprile sta passando, la dottoressa cazzo ha sbagliato ancora la ricetta!, ecco i biglietti per il  cinema, l’Irlanda , oddio le vacanze quando partiamo? Voi che fate?  Ci dobbiamo pensare, va bene fateci sapere,  la comunione, gli auguri, il funerale dell’amica vicaria, le promesse, il telegiornale delle otto, gli appuntamenti, i bolli delle macchine, l’assicurazione, il referendum, il commercialista ed il 730, i ricordi, i ricordi di storie ormai perse che riaffiorano con whatsapp, che rottura di coglioni, le vacanze, oddio le vacanze, e poi agosto, sempre lo stesso pieno di progetti non realizzati con i soliti amici anonimi ma non troppo, ed è già settembre e poi ottobre, cazzo ho lasciato di nuovo a Milano la roba pesante, che caldo, che freddo, attenzione ai cuori, non ci ricascare, i cuori degli altri che non conosciamo e che potremmo conoscere,  domenica, no la messa no, lunedì si ricomincia, e no, ancora dieta! Ma è Natale! I regali, capodanno, Pasqua ed è già la festa della mamma, la tessera è scaduta, devi passare in comune, vieni al mercatone di Pioltello? Bisogna prendere il pesce. Ma chi cazzo se ne frega del pesce e dei cuori che non sono nostri! C’è il silenzio, le conversazioni brillanti (poche e noiose), la chat per fare incazzare Peppino…
Fra i circa sette miliardi di persone che in ogni istante s’incontrano, si parlano, mandano una mail, bevono un aperitivo, mentre una insegue l’altra, solo io inseguo me stesso?
Vabbe’, devo smettere di leggere libri di paranoiche. Buonanotte !
Caranas

domenica 7 febbraio 2016

STORIE DI ECCELLENZA - La signora del vino calabrese che fa incetta di premi all’estero


STORIE DI ECCELLENZA-

La signora del vino calabrese che fa incetta di premi all’estero

di 
26 May 2015

lidia_matera

Fonte : Il Sole 24 ore
«I miei figli? Greco e Magliocco, vitigni autoctoni che ho riscoperto tra le tante varietà ereditate da mio padre. Quando ho iniziato a occuparmi dell’azienda ho selezionato le marze, eseguito delle microvinificazioni e scelto l’uva più ricca di gusto e di profumi, affidandomi solo alle mie sensazioni». Lidia Matera ha scelto bene. I suoi vini prodotti in provincia di Cosenza, da un terroir particolare per posizione geografica, composizione del suolo e clima, da anni ricevono premi e riconoscimenti. L’ultimo, qualche giorno fa: due medaglie di bronzo con i rossi del 2013 Cariglio ((Magliocco dolce, Magliocco canino 100%) e Ipazia (Nerello cappuccio e mascalese 100%) al Decanter World Wine Awards 2015, tra i più importanti concorsi vinicoli a livello mondiale, al quale hanno partecipato 16mila etichette da tutti i continenti.
Terre Nobili, vigneto_alto
La saudade dell’agronoma
La Tenuta Terre Nobili è a Montalto Uffugo ed è una delle 60 aziende vitivinicole della provincia cosentina, tutte di alta gamma. Un vasto appezzamento (36 ettari) tra Sila e mare, molto argilloso, coltivato già negli anni ’60: il padre di Lidia, un ingegnere appassionato di agricoltura, allevava vitigni tipici del luogo insieme ad altre varietà. E alberi da frutto, compreso un uliveto. «Tra Sangiovese e Gaglioppo qui c’era di tutto – ricorda Lidia – per questo ho dovuto selezionare le viti, prediligendo quelle autoctone». Nonostante il disappunto della famiglia, l’imprenditrice calabrese studia Agraria a Bologna: il liceo classico frequentato a Cosenza non la spinge verso studi umanistici. Lavora nell’entroterra emiliano come tecnico per un’associazione di produttori agricoli, redigendo piani di concimazione, stabilendo tecniche di potatura e innesti. Ma agli inizi degli anni Novanta vuole tornare: la “saudade” è irresistibile.
Terre Nobili filari di Greco
Tradizione, innovazione e vendemmia notturna
Lidia è un’agronoma esperta e tutte le competenze acquisite a Bologna («compresa quella di girare i tortellini sul mignolo», dice scherzando) le rivolge alla sua tenuta. Fa parte di quel 30% di donne che guida in Italia aziende vitivinicole (sono 115 mila e il 70% produce vini Doc o Docg), mostrando un profondo attaccamento alla terra e alle proprie radici. Lidia si insedia e rinnova i vigneti e gli impianti, acquista attrezzature, ristruttura i fabbricati. E’ una rivoluzione che conduce con determinazione ed entusiasmo: per la selezione dei vitigni ricorre alla microvinificazione, una tecnica propria dei centri di ricerca, che lavora su piccoli volumi. Di fatto una simulazione, che consente di scegliere le viti da propagare e di valutare l’attitudine enologica dei vitigni.
«Qui è ammessa tutta la tecnologia possibile, purché si rispetti l’uva – puntualizza Lidia Matera – per questo, ad esempio, la raccogliamo di notte, vogliamo che arrivi fresca in cantina. Anche questa è una scelta tecnica». La vendemmia notturna infatti, tra i 18 e i 20 gradi di temperatura, evita la fermentazione dell’uva durante il trasporto, consentendo poi un raffreddamento più rapido (e dunque un considerevole risparmio energetico) prima della pressatura, ideale a 10, 12 gradi per mantenere intatto il patrimonio aromatico delle uve. Sulle viti vengono eseguiti 44.000 interventi di sfogliatura, sull’uva le analisi sensoriali più accurate. Anche sull’odore delle bucce, la consistenza della polpa, il gusto dei vinaccioli, «che mi dice che la pianta è pronta quando hanno il sapore del cioccolato».
Donna imprenditrice contro i pregiudizi
La mentalità del posto è stata a lungo ostile a Lidia: «Una donna imprenditrice qui viene difficilmente considerata come un caposquadra», spiega. Ma non si è mai arresa: «Quando mi dicevano che quello che chiedevo io non si poteva fare, li mettevo di fronte all’evidenza: facevo tutto da sola, pretendendo però che mi guardassero». Dopo la morte del padre, ha formato un nuovo team e ora tutti le riconoscono il ruolo. «In 20 anni siamo passati da 8mila a 80mila bottiglie, pochi dipendenti fissi, molti stagionali, in genere sempre gli stessi. Siamo ancora piccoli, ma non vogliamo sacrificare la qualità del prodotto. Ho contenuto i prezzi e scelto le bottiglie più belle: volevo che il mio vino fosse bevuto, circolando nelle enoteche e nella media e alta ristorazione». Adesso i suoi rossi Teodora (Nerello cappuccio e Mascalese 100%, invecchiato in barrique per 24 mesi), Cariglio, Alarico (Nerello cappuccio e mascalese 100%, 5 mesi in barriques), Ipazia, il rosato Donn’Eleonò (Nerello 50%, Magliocco 50%) e il bianco Santa Chiara (Greco 100%), sono apprezzati al Nord e anche all’estero.
Premi internazionali e un sogno per il futuro
E ricevono premi internazionali e menzioni d’onore: Alarico 2012 è stato Second Best Red Wine alla rassegna “Sense of Wine” di Roma; Cariglio 2010 medaglia d’argento al Concorso Mondiale di Bruxelles; Teodora 2010 miglior vino rosso d’italia secondo l’esperto Luca Maroni; Santa Chiara 2010 Encomio particolare al Decanter World Wine Awards del 2012, per citarne solo alcuni. Una grande soddisfazione per una donna che ha fatto della propria azienda una ragione di vita: «Sono fiera del mio percorso. E’ stata una scelta d’amore verso un progetto che condividevo con mio padre. Ho avuto il coraggio di sognare come lui mi ha insegnato». Lidia oggi è una donna di successo, piena di amici che raduna ogni domenica intorno alla sua tavola. Dicono che la sua cucina sia insuperabile, perfetta fusion emiliano-calabrese. «Sono una donna felice – ammette – ma lo sarò ancora di più quando vedrò i miei nipoti, che vivono e studiano a Bologna, dedicarsi con amore a questa terra».

venerdì 4 settembre 2015

I miei nuovi libri

eccovi un'anteprima dei miei nuovi libri






 Loris  si fermò un attimo, sospirò e si concentrò su quello che doveva fare. Faceva freddo e la nebbia incominciava a calare. Teneva la mano destra sul collo di una bottiglia di spumante Müller infilata nell’ampia tasca del cappotto mentre guardava  avanti in quella via di case per lo più di ringhiera. L’unica figura presente  un nero ubriaco che  frettolosamente si allontanava. Tutti i negozi erano ormai chiusi nella traversa Giovanni Paisiello della metropoli milanese. L’Expo 2015 era ancora lontana circa cinquecento giorni. Era il due gennaio, quasi nessuno in giro, neanche un cane, ed a terra ancora i residui dei botti di due sere prima. Con la sinistra infilò le dita nella tasca dei pantaloni  e ne estrasse un cellulare attendendo uno squillo di via libera che subito arrivò. Sentì lo scatto della chiusura elettrica del portone del civico quattro  che si aprì. Entrò e si mise a correre silenziosamente sulle scale fino all’ultimo piano fermandosi sul pianerottolo davanti alla porta verde scuro. Per un momento impercettibile, i suoi occhi corsero verso le finestre opposte e poco illuminate; c’era tensione nel suo sguardo, nessuna presenza all’esterno, a quell’ora nessuna risonanza in quella bolla di convivenza frequentata dove la cooperazione, in qualche forma, tra alti e bassi, era predominante.

Gli abitanti del vicinato non si scelgono, si convive con quelli che capitano. Dietro il verde di quella porta, un vociare sussurrato appena  tra un uomo ed una donna che si accusavano a vicenda con pesanti insinuazioni e affermazioni, vociare che diventava più forte formando un rumore sordo e confuso di voci concitate ch’era la prova dell’impazienza con la quale la discussione si stava svolgendo. D’un tratto l’uomo: «tu mi hai mentito, mi hai mentito, basta sparisci!» Ora Loris doveva entrare, non poteva permettersi che la situazione degenerasse oltre e fuori da ogni suo controllo. Gli ordini erano stati chiari. Incollò la destra al collo della bottiglia e dette una violenta spallata alla porta  trovandosi  davanti  le spalle dell’uomo  che stava cercando di trascinare fuori la donna. Fu un attimo, lo colpì deciso sulla nuca con la bottiglia di spumante che dopo lasciò andare a rotolare a terra.

Mauro aveva vagato tutto il giorno senza racimolare nulla, era un pezzo che non cercava più lavoro all’Ortomercato, troppo caldo e si sentiva debole; ora solo il forte bisogno di alcol lo teneva sveglio. Si lasciò andare sulla panchina caldissima, quasi ci cadde sopra  immerso nel solito pensiero....

 


                                
Ci sono fatti, comportamenti che ti colpiscono e ti portano a interrogarti su una realtà spesso in contrasto con i valori in cui credi. Ci sono occasioni in cui senti il bisogno di confidare i pensieri alla carta sempre comprensiva, sensibile, autenticamente disponibile.

La magia dei ricordi che si affollano e si sovrappongono alle nitide immagini del presente,  genera musica in colonna sonora lungo il filo di parole e d’impressioni che rivivono la fanciullezza trascorsa tra le secolari ed immutate pietre fuscaldesi, ancor fuse nelle ricordanze di immagini e di cose, mentre duole non poter far nulla per costruire un futuro ridando antiche glorie al paesello.

 FUSCALDO : tutto l’amore di un piccolo paese del sud

                          ………°……..

A Fuscaldo, tutto l'amore dell'uomo (ma soprattutto della donna) verso i propri simili,  lo apprendi  già da bambino  giocando nelle vie del proprio quartiere o altro, come apprendevo  ad esempio nei  pomeriggi estivi degli  anni '50  giocando a :  " liberi 'ndri vineddre " talmente strette da passarci solo  nu ciuccio con due sarmi " ( regola antichissima del piano regolatore medioevale )  , dove sentivo  le "vive" colloquiare con i morti, o anche le loro imprecazioni (ed è già bene chiamarle  così ) contro tutti,  anche contro i bambini che giocavano.
 Faceva molto caldo nei mesi di luglio e agosto negli anni '50. In casa non c'erano frigoriferi e spesso,  quando le sorelle più grandi dovevano lavare le stoviglie e pulire la stanza da pranzo dopo  il pranzo, nei meriggi estivi noi bambini eravamo  con nostra gioia " cacciati fora "in quel mondo tutto da scoprire:   i vineddri, l ' Ortu di Ballerfino, u Bagnu 'ndra  cibbia, i capanni di l'indiani, i chianguli, i trumbi i cipuddra ( ora vuzuela), u Carru cchi timpagni ecc.
E quando la calura ti raspava la gola, andavi da "Donna Pituzza" che il frigorifero ce l'aveva, chiedendo un po’ di ghiaccio che puntualmente con generosità e gentilezza veniva dato anche se avevamo disturbato il riposino pomeridiano.  
Un amico  ha ricordato su Forborn.it  "Decu", Personaggio a me caro, perché da  adolescente  lo vedevo  spesso nella camera dei messi in municipio perché, povero e decorato, veniva a chiedere l'elemosina agli  amministratori che uscivano dalla  riunione di giunta. Diversi bambini lo sfottevano, era prassi incosciente e quindi  inconsapevole per quella età. Decu  però  non era il solo, ce n'era un altro che veniva apostrofato dai discoli  con: "We, 'cchi jurnu è dumani?"  La risposta era  quasi sempre uguale: "Luni, dumani è luni,  . afissimammita, afissimammita "  Non voglio scrivere adesso di altri personaggi che hanno in qualche modo  involontariamente influito nel mare di ricordi dell'infanzia mia e di coetanei, vi assicuro che  ci  sarebbe da raccontare moltissimo, lo farò un'altra volta a partire da "Maria a cioriva".
Mi interessa ora  ritornare al tema del titolo di questo scritto che riguarda soprattutto il modo di relazionarsi con gli altri di questi miei paesani nei momenti d'ira, di rabbia, di voglia di spaccare tutto.  Si dice: « a gastima coglia a chini a manda ». Sarà vero? Ma questo è un altro discorso. Quello che voglio far notare adesso è invece il grado di cattiveria che costituisce il DNA di talune gastime apprese in quel di Fuscaldo.

Ed ecco un elenco di frasi che da piccolo, nel vagagiocare con altri nelle vineddre , sentivo dire da donne fuscaldesi  (rarissimo dagli uomini -  a voi la misura del grado di cattiveria intrinseca):
«Ti vo piglià nu cangaru»
«Vo jittà sangu ammenna»
«Ti vo piglià nu zurtu»
«Ti vonu purtà ndra na sporta»
«Ca vo Jiri e nun ti vò ricogli chiù ammenna ! »
«Ca ti vonu mangiari i cani»
«Vo essi ca 'cci rimani»
«Ti vonu raga 'ppi capiddri»
«Ti vonu cogli 'ndoppi' ndoppi»
«ti vonu scurcià cumi nu porcu»
«Ca ccì vo rimani ammenna !»
«Ti vò bini na disgrazia tinda e nivura»
«Ca cci vo sc-cattari»
«Ca ti vo binì n'attaccu»
«Un 'bbo pruvà mai ricettu»
«Ti vonu fa l'occhi cumi reglia»
«'Ndi vo ì ndirrupatu»
«Ti vo sucà nu lampu»
«Ti vo binì na mala nova»
«Ti vo piglia nu murmuru»
«Ti vonu teniri supu u candaru»
«Ti vo ghesci l'arma»
«Ti vonu purtari a via i vasciu ammenna ! »
«Ti vo 'bbini na tripizia»
«'Ndi vo jì annicalatu»
«Ti vo siccà a lingua»
«Ca vo ji sutta a na trebbia»
«Ti vo binì nu scuru cumi a  menzanotti »
«Ca ti vonu sciumbrà i morti»
« Ca vo rimani supa a nu candaru»
«Vo piscia sangu »
«Ti vo binì na botta i cacasangu»
« Ti vo binì na botta di tupareddru»
Tivo binì na botta di sdirrinatu»
« Vo divintà cumi a Cistonia ammenna!»
« Ca ti vonu fa aru Sali !»

Sono 36 ma ne esistono tantissime altre che non ricordo bene.
Quello che mi colpisce di più è che spesso la bestemmia / offesa diventa ancor più cattiva perché non coinvolge la sola persona cui è diretta ma anche i suoi parenti (anche quelli defunti) e  con un pizzico di "pornografia"  per renderla ancor più pesante con una scenografia accompagnata da gesti ( la classica  manìchiata – gesto dell’ombrello ) ormai secolare, cosi come si nota in:

«'Nculu a cchi t'e mortu attìa e tutta a razza tua»
«Ti vonu fa sc-camari allarganduti u culu a tia e mammita»
«'Nculu a chiddra puttana i mammita »
«Si a stessa pisciazza i chi t'è mortu»
«T'adda Jiri 'nculu' nculu amaruu, cumi u culu du citrulu attia e mammita»
«Ma va sburrià 'ndri cosci i sorta»
«Ti vonu piglia i sc-camuni cumi a mammita»
«Ca vo fa piriti  mentri  ti pombu »
«Ti vo  piglià  stu pessulu tu e tutti i sori to »
«Ti vo cadi sta ngiongia e vo piscià ccu culu».
 E così via. Puoi continuare col tuo contributo, magari segnalandolo all’autore.

«Se prendete  un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero ».



lunedì 2 febbraio 2015

Candelora - poesia di Carmelo Anastasio






Candelora

Quel giorno la neve cadde anche sul mare
sciogliendosi al primo contatto.
Il primo che scese dalla barca
sulla spiaggia bianca
imprecò contro il sole scialbo e lontano.
Per freddo , per fame, per poca pesca,
nun sacciu.
Altri con la testa china a guardar giù,
segnavano con passi gravosi
il manto bianco
al confine con le onde
preparandosi a tirar su
le barche da rovesciare.

Più in là, i fimmini nivuri
vattendusi u pettu facevan ressa,
con occhi volti al convento,
lassù sull’eremo di San Francesco,
chiedendo grazia
per quelli ancora in mare
con promesse d’oli da ardere.
  
Su volti segnati dal tempo
si scioglievano malinconie disperate.
E Fiore, marinaio più giovane,
col suo sorridere così innocente:
jamu, jamu, ca c’havimu fatta!

Come un invito alla presenza,
sul manto bianco della spiaggia
i segni di quel  travaglio umano,
ultima fatica   prima di tornare a casa.

Il rintocco delle otto
accompagnato dal sibilo della sirena,
riportava all’impegno gli studenti,
curiosi spettatori infreddoliti
ripassavano  sotto il ponte ferrato
e si avviavano a scuola
seguiti da lontano
da Pristufora  con lingua fumante.

Lo spettacolo era finito.

2 febbraio 1965  Fuscaldo Marina


martedì 18 settembre 2012

Poveri bronzi morti





Più mi allontano
e più la stagione fuscaldese
ferisce .
Ogni volta .

Se il tempo sparisce,
non è così per le tue pietre vigili
che sparano d’ogni fatto sentenza
in quel grembo secolare
d’un destino , sempre lo stesso,
che ha ormai segnato i confini
sradicando case , parentele, affetti.

Le nuove maledizioni residenti
ritracciano inseguendolo il cammino
di noi partiti .

Qui il nostro pensiero è solo,
libero ciascuno dal feroce gruppo,
spoglio come quell’albero che sta morendo
mentre nessuno  porta acqua,
manco ci pisciano,
mentre santi e rosari
tramandano la morte.


venerdì 9 marzo 2012

Fons Calidus



Ancora oggi tra pietre e pietre,

anche se non c’è niente di nuovo,

in una cruna di luce di questa via Piana

do a te l’amore con animo stanco.



Il rifiuto è d’altri

tutti i giorni nell’ozio,

mentre il cerimoniale poltronifero

si limita a consumo del tempo.



No, non riesco,

non riesco a farti lividi sotto l’orizzonte.

E tra poco calerà il silenzio

tra le chiese intatte

e quella già sventrata.



Ma passerà l’inverno

con i suoi cristalli lucenti.

E ancora ci ritroveremo,

questa volta senza angoscia,

senza piangere interiormente

goccia a goccia.

Il pianto, lasciamolo nel mare.

Carmelo Anastasio ©